La cooperativa

Statuti originali del 1879

Statuti originali del 1879

La storia della “Società Edificatrice Abitazioni Operaje in Milano” ha inizio in Via Zebedia, a due passi dal Duomo. Al numero civico 1 di quella stretta strada che collega Piazza Missori con Piazza S.Alessandro aveva, infatti, la propria sede il Consolato operaio, una delle primissime associazioni italiane sorte con la finalità di affratellare le società di mutuo soccorso.
Dunque qui, intorno al 1877, in un luogo fortemente legato alla storia dei lavoratori milanesi «in una sera d’inverno, intorno al fuoco, parecchi operai parlavano del caro pigioni». Poiché i costi sostenuti per l’affitto decurtavano le giù magre entrate delle famiglie operaie, iniziò a farsi strada tra i presenti un’ipotesi: «quei denari che tutti insieme paghiamo, non formano forse l’interesse di un grosso capitale che basterebbe per comperare non una ma parecchie case insieme?».

L’idea si andò via via delineando con sempre maggior chiarezza, tanto che «una bella domenica di primavera [del 1877] se ne fece argomento di una conferenza al Consolato operaio [...] Trascorso un anno nell’apostolato, i 5 promotori decisero di uscire da quello stadio di incertezze [...] Si versarono le prime 5 quote (da 5 lire ciascuna) formando quelle 25 lire famose che furono messe sul libretto della Banca Popolare di Milano col titolo pomposo di “Fondo per la Società Edificatrice di abitazioni operaje in Milano“». In un solo anno si raccolsero 4000 lire ed «allora si cominciò a creare una casa».

 

Logo S.E.A.O.

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Dopo più di 130 anni le energie trasmesse dalla piena maturità hanno dato impulso e vitalità al periodo contemporaneo, che ha visto i soci quali protagonisti e testimoni della proprioa biografia e di quella della loro (della nostra) Cooperativa. Gli anni di questa seconda giovinezza hanno però incontrato nuove, obiettive difficoltà; il risparmio sociale è ancor oggi una risorsa concreta del nostro sistema cooperativo e, tuttavia, le funzioni della cooperazione per risolvere il problema dell’abitare sono ostacolate dalla priorità che viene concessa alla logica del mercato immobiliare delle aree, del modello di edificabilità secondo regole del profitto e della speculazione.

Si rischia di indebolire la presenza del tessuto sociale abitativo nella città, sottostimare bisogni prioritari delle nuove generazioni, che trovano proibitivo ottenere il diritto alla casa. Si genera, spesso, sfiducia nella possibilità di sviluppare quella solidarietà e quella partecipazione altrimenti indotte dalle certezze nel futuro, in una visione positiva e felice della qualità della vita.

La speranza è nel cambiamento, base certa della ripresa nella solidaritetà.

I cooperatori-abitanti cercano una propria definizione nella società di oggi: variegata, problematica, in trasformazione; ciascuno di essi con i propri aneliti di solidarietà, tensione etica e morale, gioie e dolori famigliari, sfide quotidiane e preoccupazioni per il futuro.